Elegia per Omran

di Fabrizio Rinaldi 

Maria è una bellissima ragazza di 28 anni, con due lauree universitarie, che io chiamo per gioco “figlia”, e lei per gioco mi chiama papà. Non sono suo padre e lei non è mia figlia; sua madre è una mia carissima amica e suo padre un caro amico. Abitiamo a 1.000 km di distanza e ci corrispondiamo via mail.

Abbiamo visto tutt’e due il breve e intenso video del bambino di Aleppo, di nome Omran, che viene salvato dopo il bombardamento della sua casa e messo in un’ambulanza. Maria mi ha scritto che si è chiesta “senza ingenuità” come sia possibile che accada questo. Ed io le ho risposto così.

Dear Mary,

porsi le domande che ti sei posta tu non è ingenuo. Quelle sono le “vere domande”. Secondo me, c’è una inveterata ed errata concezione di ciò che possa essere considerato reale (e quindi “utile” ai fini della conoscenza e di conseguenza dei rapporti umani) e ciò che invece è considerato astratto, sentimentale, per non dire romantico (secondo un’errata idea del romanticismo). Le domande facili sono: può un neutrino viaggiare alla velocità della luce? è possibile sconfiggere la fibrosi cistica attraverso la cellule staminali? riuscirà l’uomo ad arrivare su Marte? quanti sono i numeri decimali che si trovano dopo la virgola nel P greco? ecc. Tutte queste domande troveranno risposta, prima o dopo; troveranno risposta. Sono facili ed è facile trovare la soluzione.

Le grandi domande realmente difficili sono: che cos’è l’amore? perché quando si ama, si sentono le “garizzole” sulla pancia? perché si può odiare? che cos’è l’amicizia? fin dove può arrivare l’odio di religione? l’odio di un uomo verso un altro uomo, magari sconosciuto? ecc. E quindi “può l’uomo arrivare a fare questo?” (in relazione al bimbo di Aleppo); sì, questa è una vera domanda, una grande domanda. L’amore, l’amicizia, l’odio, tutto ciò è componente sostanziale, reale, vera, dell’essere umano; noi viviamo continuamente questi reali sentimenti: fanno parte della nostra vita, non sono sogni, chimere, idee astratte. Da sempre l’uomo si pone queste domande, senza trovare risposte. E probabilmente, se si trovassero le risposte a queste domande, allora (forse) non ci sarebbero più i bambini di Aleppo che si guardano intorno smarriti senza capire quello che sta accadendo e forse chiedendosi infantilmente “che cosa c’entro io?”.

Ecco perché la poesia (e la musica, la pittura, la scultura, il cinema, ecc) parlano della realtà, anzi sono la realtà. Leopardi docet.

Un mio amico (bravissimo fino a poco tempo fa, ma che adesso ha avuto una pesante involuzione intellettuale – secondo me perché non scopa a sufficienza, dato che per noi tutti c’è una connessione strettissima tra cervello e apparato genitale) mi ha voluto dare una lezione sul bimbo di Aleppo. Secondo lui mi sono posto la domanda sbagliata. Diossanto! Lo viene a dire a me che conosco la storia come pochi (perché la storia e la poesia mi hanno dato da mangiare per 36 anni!) e so quali siano le responsabilità di tutto quanto accade nel medio oriente. L’ho mandato affanculo con l’eco (ulo ulo ulo ulo). Perché una volta che hai condannato Francia e Inghilterra per il trattato di Sèvres del 1919/20; una volta che hai condannato gli USA per la guerra del golfo uno e due; una volta che hai condannato l’occidente per il petrolio e gli integralisti islamici che pretendono di parlare in nome di Dio, ecc ecc ecc, resta la GRANDE DOMANDA: come può l’essere umano arrivare a tanto? Rimane lì, la domanda, lì. E la storia, per quanto saldamente piantata per terra sul suo grande culone, non riesce a spiegare questo, non ci riesce.

Quando il nostro Dostoevskji scriveva “La bellezza salverà il mondo”, questi cretini segaioli pensano volesse dire che la “Vergine delle rocce” di Leonardo o la Nike di Samotracia o il concerto op. 35 di Tchaikovskji salveranno il mondo? Idioti! Il Grande Russo ci voleva dire che solo la poesia (e la musica, e l’arte) può scandagliare l’abisso dell’animo umano e tentare di capirlo, percepirlo, spiegarlo. E allora, ripeto, forse, cominceremo a porci le domande giuste. L’alternativa è continuare a chiederci chi ha cominciato per primo: i crociati? gli ebrei? gli arabi? l’occidente? E non ne verremo mai fuori, mai, e il bimbo di Aleppo dentro quell’ambulanza continuerà a guardarci con occhi smarriti, che chiedono una sola risposta ad una sola domanda: che cosa c’entro io in tutto questo?

Sì, Maria, figlia mia, dobbiamo continuare a porci queste domande “ingenue”, davanti agli occhi smarriti, impauriti e infinitamente struggenti di Omran: “Come può l’essere umano arrivare a tanto?”.

Ti abbraccio.

Fabrizio

Oggi, dopo aver inviato questa mail a “mia figlia” Maria, ho fatto un giretto su internet ed ho letto alcuni (pochissimi a dire il vero) commenti allucinanti proprio sul bambino Omran. Fra tutti spicca quello di tale Marcello Foa, che si autodefinisce giornalista libero e lavora per “Il giornale” della famiglia Berlusconi, e questa è già una contraddizione in termini. Nel suo blog, questo Foa spiega, con tanto di titolo altisonante (la verità nascosta), che si tratta di un trucco, di una montatura, di foto fasulle. E sapete con quale scopo? Per far sì che l’occidente si ammorbidisca e quindi consenta un maggior afflusso di emigranti dalla Siria, insomma le immagini di Omran sarebbero il cavallo di Troia per un’invasione di infedeli dal medioriente. Ora, a parte il fatto che tutte le testate giornalistiche del mondo, quelle serie, hanno certificato l’autenticità della documentazione filmica, tranne naturalmente questo Marcello Foa che ha in mano prove del contrario, ma a parte questo, mettiamo che il signor giornalista (libero per autodefinizione) abbia ragione. Ebbene, che cosa cambia? Sono decine al giorno, centinaia ogni mese, migliaia e migliaia i bambini morti a causa della guerra civile in Siria; bambini del tutto innocenti, vittime di un conflitto di cui non hanno alcuna colpa. E allora, che senso hanno i distinguo di questi giornalisti d’accatto? di questi prezzolati della carta stampata? Nessun senso, nessuno. Con loro buona pace.

Una signora ha commentato sul blog del Foa con entusiasmo “Di questo bambino non me ne può fregare di meno”. Brava signora; lei dev’essere una di quelle milanesi la cui unica preoccupazione è quella di trovare un buon parrucchiere; una di quelle signore della famosa “Milano da bere” di craxiana memoria. Ma è storia antica ormai. Antica, signora, come la sua stupidità.

Fabrizio Rinaldi

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