L’eccidio

DALL’ECCIDIO DI CAIAZZO ALL’ATLANTE DELLE STRAGI NAZIFASCISTE IN ITALIA

 

La strage di Caiazzo (in provincia di Caserta) fu compiuta dopo lo sbarco alleato di Salerno del settembre 1943, durante la ritirata dell’esercito tedesco. Nei primi giorni del mese di ottobre del 1943 i Granatieri della Wehrmacht erano giunti nei pressi della cittadina di Caiazzo, i cui abitanti, siccome era stato impartito un ordine di evacuazione, si erano trasferiti nei paesi limitrofi o in case coloniche sulle colline o nelle campagne circostanti. In un casolare in posizione dominante sul monte Carmignano si era insediato il reggimento della terza Divisione Corrazzata Granatieri tedesca, mentre ai piedi della collina, a poche centinaia di metri, si erano rifugiati in un altro casolare quattro nuclei familiari: le famiglie Perrone, D’Agostino, Massadoro e Albanese, costituite da 22 persone, 11 adulti e 11 tra ragazzi e bambini, contadini attaccati alla loro terra. Il comandante tedesco, il tenente Draschke, si era dovuto allontanare dal posto di comando sul monte Carmignano per recarsi al battaglione a ricevere ordini. Durante la sua assenza aveva affidato l’incarico di sostituirlo al sottotenente Wolfang Lehnigk – Emden. Il giovanissimo ufficiale di 21 anni, odiato persino dai suoi uomini per la sua ferocia e per le scarse capacità di comando, ricorrendo alla falsa accusa ai contadini di aver opposto una vera e propria azione di resistenza ai militari tedeschi in quanto avrebbero lanciato segnali luminosi agli anglo – americani, ordinò la strage dei 22 caiatini.

William Stoneman, giornalista americano del “Chigago Daily News”, fu tra i primi al seguito degli Alleati a vedere di persona i corpi delle vittime dell’eccidio di Caiazzo e ne rimase talmente choccato che promise agli abitanti di Caiazzo che si sarebbe adoperato con tutte le sue forze per catturare i responsabili della strage. Su sua sollecitazione iniziò immediatamente l’attività investigativa dell’autorità militare alleata. L’ufficiale americano Hans Habe ricevette l’incarico di raccogliere i primi elementi dell’istruttoria militare, che fu condotta con molto rigore; il rapporto riepilogativo dei fatti fu inviato al Quartier generale della 5° Armata.  Il Consiglio di Algeri condusse la seconda parte dell’inchiesta militare, che però ebbe un esito davvero sorprendente: nessuna decisione, nessuna deliberazione, nessun verdetto. Come mai? Prevalsero le ragioni politico – militari, in base alle quali si decise di non perseguire Emden e i suoi complici: si temeva che l’eventuale pubblicità data all’inchiesta sui responsabili della strage avrebbe potuto scatenare rappresaglie nei confronti dei prigionieri alleati catturati dai tedeschi. L’inchiesta fu secretata; tutto fu coperto dal segreto militare.

Dal ’45 al ’49 William Stoneman non cessa di battersi per dare giustizia alle vittime della strage di Caiazzo, ma inutilmente. Al 1949 seguono vent’anni in cui sulla strage scende l’oblio.

Nel 1969, a ben 25 anni dall’eccidio, Hans Habe raccolse il testimone di Stoneman e nell’intento di dare giustizia alle vittime della strage si rivolse a Simon Wiesenthal, il famoso “cacciatore di criminali nazisti”. Wiesenthal trasmise alle autorità tedesche una denuncia dell’eccidio di Caiazzo, ma purtroppo commise un errore ortografico nel trascrivere il nome di “Lehnikg – Emden” , indicandolo erroneamente quale “Lernik – Emden”. Questa imprecisione fece sì che la procura di Monaco archiviasse l’inchiesta a carico “Lernik – Emden” nel marzo 1970 perché “per l’errata trascrizione del nome dell’accusato non era stato possibile individuare l’autore della strage”. Neppure Hans Habe riuscì a far processare l’autore della strage di Caiazzo, su cui calarono quasi altri due decenni di silenzio assoluto.

Il 1988 è l’anno della svolta delle indagini.  L’ideale testimone lasciato da Stoneman passa a Joseph Agnone, un italo – americano emigrato negli Stati Uniti nel 1955 da un piccolo paese del Casertano, al quale nell’ottobre del 1943 era stata incendiata la casa dai tedeschi. Agnone non aveva potuto continuare gli studi dopo le elementari, ma da autodidatta appassionato della storia della Seconda guerra mondiale era divenuto un ricercatore eccezionale; pertanto riuscì a scoprire documenti sull’eccidio di Caiazzo, sepolti da quasi mezzo secolo nel Maryland al NARA (National Archives and Records Administration), documenti coperti per quarant’anni dal segreto militare.

Colpito dall’eccidio, sentì il desiderio imperioso di vedere processati gli autori della strage. Decise di investire direttamente del caso l’autorità giudiziaria italiana, individuò la procura competente a procedere, cioè Santa Maria Capua Vetere, e lì inviò una lettera e documenti allegati in copia, provenienti dagli archivi nazionali del Maryland.

Il caso fu affidato al magistrato Paolo Albano, che avviò un’inchiesta giudiziaria, avvalendosi del contributo dello storico Giuseppe Capobianco, ex dirigente sindacale della CGIL, ex dirigente regionale del PCI in Campania, incaricato dall’Associazione storica del Caiatino di ricostruire la vicenda della strage di Caiazzo, prendendo contatti con Agnone negli Stati Uniti.

Paolo Albano rappresentò l’accusa al processo e con la sua determinazione e caparbietà nel 1994, a 51 anni di distanza dall’eccidio di Caiazzo, ne vide condannati i responsabili (in particolare Emden, che nel frattempo aveva lavorato come architetto in Germania, si era formato una famiglia ed era invecchiato serenamente) attraverso l’unica sentenza in Italia dell’autorità giudiziaria ordinaria di condanna di criminali nazisti. Lo stesso ha poi ricostruito la vicenda storica e giudiziaria della strage, dal 13 ottobre 1943 fino al 1994, nel libro “La Strage di Caiazzo – 13 ottobre 1943 – Ed. Mursia”.

All’eccidio di Caiazzo seguirono in Campania altre stragi; per ricordarne le vittime “La repubblica” nel 2010 proponeva l’istituzione di un parco della memoria nella regione. Nell’avanzare la proposta il giornalista Eduardo Scotti così affermava: “Le raffiche di mitra si abbatterono su giovani, anziani e donne senza colpe, nemmeno quella di sostenere la lotta partigiana, come sarebbe accaduto nel Centro – Nord nell’anno e mezzo successivo”.

Come sappiamo, le stragi proseguirono nel Centro – Nord dell’Italia. Per studiarle nel 2013 è stata avviata una ricerca, finanziata dal “Fondo italo – tedesco per il futuro”, promossa in collaborazione dall’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia (I N S M L I) e dall’Associazione nazionale partigiani d’Italia (A N P I). La ricerca ha permesso di definire un quadro completo degli episodi di violenza contro i civili commessi dall’esercito tedesco e dai suoi alleati fascisti in Italia tra il 1943 e il 1945. L’Atlante delle stragi naziste e fasciste raccoglie attualmente i risultati della ricerca condotta da 122 ricercatori (tra cui il legnaghese Federico Melotto), dai quali sono stati censiti oltre 5.000 episodi di stragi, per ognuno dei quali è stata ricostruita la dinamica degli eventi, che sono stati inseriti nello specifico contesto territoriale e nelle diverse fasi della guerra.

Nonostante l’impegno e la competenza dei 122 ricercatori, non tutti gli esecutori delle stragi sono stati identificati; ma anche se fossero stati individuati, a più di settant’anni di distanza dagli eventi ricordati certamente non avrebbero pagato per i loro efferati delitti. Tuttavia la storia li ha condannati per crimini contro l’umanità; mentre le vittime innocenti delle stragi, la cui identità è stata per tutte accertata, anche solo per il fatto di essere state salvate dall’oblio nel loro martirio, hanno ricevuto giustizia.

 

 

 

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